Jeep tour alle pendici dell'Etna

Jeep tour alle pendici dell'Etna

«Tutto ciò che la natura ha di grande, tutto ciò che ha di piacevole, tutto ciò che ha di terribile, si può paragonare all’Etna e l’Etna non si può paragonare a nulla». Dominique Vivand Denon, “Voyage en Sicilie”, 1788

In tema di escursioni sono sempre pronta a tuffarmi in nuove avventure e non potevo certo perdermi l’occasione di conoscere un versante dell’Etna attraverso la guida e i racconti di chi la conosce come le sue tasche. E allora, fissato il primo weekend libero, mi sono concessa qualche giorno di pura avventura alla scoperta di uno dei tanti percorsi che l’Etna offre. Il tipo di escursione che più ho ritenuto adatto in questo frangente è il Jeep Tour di Etna Discovery, in cui alla scoperta dei Borghi alle pendici dell’Etna si può unire il gusto di camminare e scoprire luoghi dall’alto valore naturalistico. In questi luoghi, i colori, gli odori e le forme mi hanno letteralmente lasciato senza parole. Proverò a trovarle per metterle insieme e raccontarvi questa splendida esperienza.

CHE L’AVVENTURA COMINCI

La giornata ha avuto inizio alle 9 del mattino con l’incontro, a Giarre, con il gruppo e la guida naturalistica, Luca. Mi sono accorta subito che sarebbe stata una giornata sui generis: era con noi, infatti, un’allegra coppia di tedeschi in pensione, carichi di energia, desiderosi di esperienze e di bellezza. La loro scelta di vita è di non possedere nulla, a parte un camper che li porta in giro per il mondo e la loro energia che gli dà modo di impiegare il tempo di cui dispongono nel migliore dei modi: viaggiando.

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Saliti in jeep abbiamo lasciato lo sguardo libero di adattarsi al cambiamento del paesaggio davanti a noi e ci siamo fatti cullare dai racconti in doppia lingua (italiano e tedesco) di Luca, che durante il percorso ci ha guidato in jeep attraverso Santa Venerina e Zafferana Etnea, raccontandoci della storia di questi piccoli Borghi immersi nel silenzio della natura ed elogiando le particolarità delle produzioni locali. Il mio stupore è stato grande nel sentire che il nome di Zafferana Etnea è legato al termine arabo zaʿfarān (زَعْفَرَان) che vuol dire “giallo” e che è stato attribuito al luogo non per la presenza di coltivazioni di zafferano, ma per l’enorme distesa di ginestre gialle che gli arabi videro e descrissero durante la loro permanenza in Sicilia.

Abbiamo poi attraversato Milo, piccolo paese in cui Franco Battiato era solito andare in villeggiatura, poco accanto alla villa dell’amico Lucio Dalla e siamo giunti nel punto in cui si entra di fatto nel Parco dell’Etna. Si tratta del primo Parco ad essere iscritto, nel 1987, nella World Heritage List dell’UNESCO. Con i suoi 59000 ettari rappresenta un ambiente naturale unico ed offre paesaggi straordinari intorno al vulcano attivo più alto d’Europa. A tale proposito, mi viene da chiedervi se sapete come si forma un vulcano. Proverò a raccontarvelo parafrasando la spiegazione fatta dalla nostra guida riguardo al processo che ha dato vita all’Etna, ma vi assicuro che con la simulazione sul posto, fatta con i cumuli di cenere lavica, è tutta un’altra storia.

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Proviamo ad immaginare una linea che va da Catania a Gela, la quale giace sulla placca africana. Essa attua una forza di compressione contro la placca euroasiatica, collocata invece al di sopra di questa linea. La placca africana, spingendo verso quella euroasiatica, genera un fenomeno chiamato subduzione, scivola sotto di essa creando una pressione e allo stesso tempo dà vita a delle fratture dalle quali fuoriesce la lava che si trova sotto la crosta terrestre. Ecco come nascono i vulcani ed ecco perché i crateri sono sempre soggetti a modifiche, in quanto sono il frutto di spostamenti costanti nel tempo delle placche che si trovano in aree dall’elevata attività vulcanica.

ESPLORANDO LA VALLE DEL BOVE

Tra una spiegazione e l’altra abbiamo iniziato il nostro percorso a piedi partendo dalla lunare Valle del Bove, in cui al colore scuro della lava in alcuni tratti si sovrappone un leggero tono di grigio per la presenza di licheni. Essi possono crescere solo dopo che la lava si è raffreddata, dunque, a seconda dell’altitudine e della conformazione geomorfologica dell’area, non prima che siano trascorsi almeno 20 anni dall’eruzione. La Valle del Bove si apre sul fianco sud-orientale dell’Etna ed era un tempo il luogo adatto alla transumanza di bovini, essendo chiusa su tre dei quattro lati e ricca di vegetazione. Si presenta oggi come una profonda e ampia cavità a forma di ferro di cavallo le cui vette raggiungono un’altezza compresa tra i 400 e 1000 metri. Percorrerla a piedi ci ha dato il tempo giusto per osservarne i dettagli, tra cui qualche spruzzo di verde qua e là che riesce a crescere nonostante l’apparente aridità del terreno. Il panorama con le cime innevate sullo sfondo, dopo una bella salita affondando i piedi nella cenere lavica, è certamente il premio migliore per una piccola fatica!

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LA GROTTA DELLE NEVI: CENNI DI SPELEOLOGIA

Continuando a salire di quota arriviamo a 1550 m s.l.m. e percorriamo un tratto tra meravigliose betulle bianche, relitto dell’ultima glaciazione, che sembrano osservarci con i loro volti dal gusto picassiano. Ci prepariamo ad una piccola parentesi speleologica: indossiamo i caschetti e siamo pronti a scendere per visitare la Grotta dei Ladroni o delle Nevi, così chiamata perché era usata come neviera fino a non poco tempo fa. L'intervento dell'uomo si può evincere dalla presenza di due tunnel dai quali la neve veniva immagazzinata e di una scala ricavata dal banco roccioso per accedere alla grotta. L'interno rivela una straordinaria combinazione di colori dovuti alla concentrazione di minerali differenti nella roccia che rendono il luogo particolarmente suggestivo.

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Questo ed altri motivi hanno reso la grotta dei Ladroni o delle Nevi meta di molti viaggiatori che durante il periodo del Grand Tour hanno documentato con disegni e acquerelli le meraviglie culturali e paesaggistiche più belle d’Europa. Pensate che anche Jean-Pierre Houël nel 1784 ha realizzato un dipinto denominato “Grotte a la neige”, che per anni è stato esposto al Museo Hermitage di San Pietroburgo senza che nessuno avesse riconosciuto il luogo rappresentato. La sua identificazione sarebbe avvenuta per caso, a seguito della visita al museo da parte di un turista siciliano.

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PERCORSO SUI MONTI SARTORIUS

Giusto il tempo di una sosta al Rifugio Citelli, di un bel thè caldo per riscaldarci e ripartiamo più carichi di prima verso la bottoniera dei Monti Sartorius a 1667 m s.l.m., l’ultima tappa della nostra escursione. L’area circostante è il frutto della colata lavica del 1865 e prende il nome dalla caratteristica catena formata da sette monti in soluzione di continuità e da Sartorius von Waltershausen, un geologo ed astronomo tedesco che fu tra i primi a riportare cartograficamente le eruzioni più significative dell’Etna. Qui abbiamo trovato un forte vento che ha reso necessaria una piccola deviazione dal percorso inizialmente previsto, ma che ci ha dato modo di capire come la presenza di una guida che sia un esperto conoscitore del luogo sia fondamentale per non incorrere in imprevisti o pericoli.

I paesaggi mozzafiato con la loro ricca biodiversità, uniti alla bravura e alla professionalità della nostra guida, hanno reso questa esperienza unica. Un piccolo zampillo di curiosità è stato riposto in me, con l’intenzione di tornare presto ad esplorare ‘a Muntagna, questa volta, però, raggiungendo la vetta! E per chi fosse curioso di vedere altre proposte ed itinerari possibili, vi lascio il link al sito web di Etna Discovery: troverete tante esperienze diverse tra le quali scegliere, buon divertimento!

https://www.etnadiscovery.it/

Roberta Di RosaGuida Turistica abilitata

Roberta Di Rosa
Guida Turistica abilitata

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