Tasselli di storia

Tasselli di storia

Forse non tutti conoscono la storia che si cela dietro alla costruzione di quattro degli emblemi più belli della religione cristiana in Occidente: Le Cattedrali di Palermo, Cefalù e Monreale, ma anche la chiesa della Martorana.

Assolsero ad uno scopo ben preciso: esaltare la grandezza dei personaggi che ne patrocinarono la costruzione. Niente di nuovo sotto il sole, penserete: dagli albori della civiltà i popoli più disparati, Egizi, Maya, Inca, giusto per citarne alcuni, hanno magnificato il divino sulla terra con costruzioni ciclopiche. Due delle chiese del palermitano appena citate, sorsero per assecondare il desiderio di fama suscitato da una schermaglia politica tra un sovrano normanno ed un vescovo. Suona un po’ strano, ma è così, e di seguito vi spiego il perché.

La Cappella Palatina fu realizzata per la volontà del sovrano normanno Ruggero II d’Altavilla di possedere una cappella privata all’interno del Palazzo Reale. A tale scopo, all’indomani della sua incoronazione avvenuta nel 1130, attuò il piano di sistemazione del “Qasr”, roccaforte edificata dai regnanti arabi su una preesistente struttura di età punica. Pur mantenendo un rigido aspetto esteriore, la Cappella Palatina cela in sé “uno scrigno dorato”. Dunque possiamo dire che il centro del potere politico (Palazzo dei Normanni) custodisce l’emblema della religione ufficiale (la Cappella Palatina). Essa ci restituisce mosaici bellissimi, uno dei quali rappresenta la Madonna Odigitria (ovvero nel momento della benedizione), quasi volesse esprimere il suo apprezzamento per l’opera realizzata.

Anche in un mosaico della Chiesa della Martorana si ha la presenza della Madonna come legittimazione dell’opera realizzata. La chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio, meglio conosciuta come la Martorana, fu fatta realizzare dal braccio destro di Ruggero II, Giorgio d’Antiochia, e recupera in parte stilemi e modalità di rappresentazione del precedente modello, ovvero della Cappella Palatina. L’Ammiraglio, reduce da una delle tante imprese di conquista, si fa rappresentare al cospetto della Madonna che, ancora una volta, accoglie simbolicamente la sua preghiera. La Chiesa, che presenta una facciata in stile barocco, esito di rimaneggiamenti successivi, suscitò l’interesse di viaggiatori da ogni dove, tanto che il celebre Ibn Jubayr, mercante arabo, la definì “il più bel monumento del mondo”.

Non deve stupire il fatto che un viaggiatore arabo descriva con tanta enfasi un caposaldo della cristianità: in Sicilia la dominazione araba e quella normanna, hanno dimostrato che la convivenza era non solo possibile, ma anche auspicabile. Città altamente islamizzata era ad esempio Cefalù, dove Ruggero II, secondo una leggenda, approdò scampando ad una tempesta. Ivi fece realizzare la Cattedrale di Cefalù, per ringraziare il Signore del suo intervento salvifico e per perseguire il meno nobile scopo di costruire un “tempio” che avrebbe contenuto le sue spoglie mortali. Struttura imponente di impianto normanno, è collocata sulla sommità di una gradinata che non fa che accentuare il processo di ascesa al divino.

Cosa hanno in comune questi edifici straordinari? Sono tutti templi sacri semplici e lineari, quasi rigidi all’esterno, o condizionati da interventi che ne hanno stravolto le originarie fattezze, ma che all’interno sono invece un tripudio di colori: tasselli variopinti formano mosaici dorati, collocati da mani esperte di artisti bizantini e arabo-normanni. Basti pensare che per rendere le sfumature dell’espressione del Cristo Pantocrator si è reso necessario l’uso di 6 tessere per cm2 nella Cattedrale di Monreale, fatta realizzare da Guglielmo II.

Proprio per competere con cotanta grandiosità, il vescovo Gualtiero Offamilio fece realizzare contestualmente la Cattedrale di Palermo che sorge su una precedente moschea. Rimane ancora un cartiglio in caratteri cufici apposto su unacolonne del porticato laterale che attesta la continuità d’uso dell’edificio.

Questi esempi dimostrano che l’architettura non adempie ad un mero scopo funzionale, è invece da sempre uno strumento al servizio del potere. A Palermo ciò è evidente: si piega alle esigenze di un’arte multiforme inscritta in un contesto sociale frutto non di una stratificazione di diverse culture, ma di una fusione di esse sotto la mirabile visione della governance normanna.

Questi ed altri tesori dorati, “mosaici” realizzati con minuscoli tasselli di storia, aspettano di essere svelati agli occhi del viaggiatore curioso!

Roberta Di RosaGuida Turistica abilitata

Roberta Di Rosa
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